21 gennaio 2014

Palazzo Citterio. Progetti in mostra

La gara europea per l’assegnazione dei lavori di rifunzionalizzazione e restauro di Palazzo Citterio è in attesa dell’aggiudicazione definitiva. Il profilarsi ora dello scioglimento di una intricata vicenda ultraquarantennale, dall’acquisto di Palazzo Citterio alle tante questioni che lo hanno interessato, crea aspettative e genera attenzione per il grande interesse dell’operazione avviata.
Non solo. Il panorama dei concorsi di architettura in Italia ha visto raramente l’applicazione di questo strumento a interventi su edifici storici, dove alla ricerca di soluzioni innovative sul piano architettonico, museografico e tecnologico si deve affiancare un progetto conservativo. Perciò la gara per palazzo Citterio presenta motivi di interesse molteplici.
Il primo è la scelta della Direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia di operare nel segno della qualità ed efficienza. Da qui nasce il ricorso ad una gara di progettazione e realizzazione che consente di coniugare il confronto progettuale con le esigenze dell’operatività diretta (il rispetto del tetto di spesa, il controllo dei tempi, la cantierabilità). Il secondo nasce dalla destinazione degli spazi alle collezioni del Novecento della
Pinacoteca e ad altre importanti funzioni museali. Una destinazione prevista fin dall’origine ma che, in questa formulazione attuale, esalta finalmente il ruolo urbano dell’edificio e ne valorizzerà il legame con gli altri poli del sistema “Grande Brera” grazie alla auspicabile connessione fisica con l’Orto botanico che in prospettiva sarà possibile attraverso gli spazi verdi del giardino.
Il terzo infine discende dalle modalità della gara, dal confronto tra i progetti. A partire da un puntuale preliminare redatto da Alberto Artioli e Annamaria Terafina della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Milano, che delimita con precisione quanto fare, si chiedeva ai concorrenti di ridare senso agli spazi, risignificare i volumi valorizzando l’impianto settecentesco, le decorazioni e gli stucchi dell’Ottocento, il cemento degli anni settanta, il non finito di Stirling. E anche di ripristinare il giardino, alludendo alle forme originarie e ai manufatti preesistenti.
Si chiedeva in sintesi di affrontare il problema delicato e molto contemporaneo di come intervenire per riannodare le molte storie presenti in un edificio storico e di quali sono le strade praticabili per attuare un costruttivo dialogo tra antico e nuovo, senza essere invasivi e ridondanti. Le soluzioni proposte nei progetti sono state assai diverse, tutte di significativo interesse e molto studiate. Per darne conto dal 21 gennaio fino al 16 febbraio 2014, negli spazi messi
generosamente a disposizione nella Triennale di Milano grazie alla collaborazione del presidente Claudio De Albertis e del direttore generale Andrea Cancellato, si è voluta organizzare una mostra degli elaborati concorrenti. Mostra che, in virtù di analoga disponibilità del Presidente Giovanna Melandri e del Direttore del Maxxi Architettura Margherita Guccione sarà successivamente ospitata a Roma al MAXXI dal 6 al 30 marzo 2014.
Oltre il breve tempo delle esposizioni resterà un volume, edito da Skirà grazie al pieno appoggio di Massimo Vitta Zellman, dove confluiranno, arricchiti da introduzioni che contestualizzano i lavori, le immagini dei progetti presentati.
Pubblicazione e esposizioni vogliono essere un segnale di trasparenza sulle complesse procedure della gara, ma soprattutto intendono integrare informazione, comunicazione e promozione sul progetto complessivo, così da sostenere un ruolo attivo della collettività nella realizzazione di quello che dovrà confermarsi un insostituibile polo museale nazionale e di crescita culturale per la città di Milano.

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